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MEGALITISMO IN ARMENIA: NUOVE PROPOSTE INTERPRETATIVE SUGLI ALLINEAMENTI DI STELE

Mercoledì 15 novembre alle ore 17.30, conferenza al Museo di Antichità - ingresso gratuito da corso Regina Margherita 105 - con il dott. Pietro Rossi.

Il megalitismo è un fenomeno complesso, trasversale e a diffusione pressoché mondiale.

La regione montuosa del Caucaso, grazie alla sua posizione di “cerniera” che connette da sempre le sconfinate steppe ucraino-russe con l’Anatolia, con l’altopiano iranico e con la Mesopotamia in senso nord-sud ed il Caspio con il Mar Nero in senso est-ovest, è una terra ricca di manifestazioni megalitiche, particolarmente interessanti ed ancora per buona parte da studiare e comprendere.

I monoliti fitti, detti stele o, secondo una terminologia un poco obsoleta, menhir, a volte raggruppati a formare dei lunghi allineamenti, sono particolarmente frequenti sul territorio dell’attuale Repubblica di Armenia, estesa tra la valle dell’Arasse e dell’Ararat e il versante meridionale della catena del Piccolo Caucaso. Due siti armeni sono particolarmente interessanti e di dimensioni imponenti.

Il primo è detto Karahunj (o Zorat Karers) e sorge nella provincia di Syunik a 1770 m di quota. Qui 223 stele monolitiche, alte da 50 cm. a 3 m. circa, sono state disposte a formare un allineamento in senso nord-sud lungo circa 250 m., alla metà del quale è un circolo di stele che delimita al suo interno una sepoltura a tumulo, ovvero un kurgan dell’età del Bronzo (II mill. a.C.). All’estremità nord sono inoltre due file di stele parallele, poco leggibili, così come altre due file parallele si evidenziano al centro in corrispondenza del kurgan e altre due all’estremità sud, tutte in senso nord-est/sud-ovest e più corte della file centrale principale nord-sud. Molte stele presentano curiosi fori passanti. Il complesso di Karahunj è posizionato sul bordo di un altopiano montano debolmente ondulato che si apre sul suo lato orientale, mentre a nord, a ovest e parzialmente a sud, una brusca scarpata scende verso la valle del fiume Dar che scorre 100 metri più in basso.

Il secondo sito è chiamato Hartashen e si trova nella provincia dello Shirak a 2000 m di altitudine. Esso è composto da due settori di allineamenti di stele, ognuno lungo circa 625 m e formato da tre file parallele, per un totale di 760 stele, alte tra 1 e 1,5 m circa. I due settori formano una grande “V”: il primo a ovest è orientato in direzione nord-ovest/sud-est, il secondo invece a est, in direzione nord-est/sud-ovest. I due settori si incontrano a sud. Nello spazio piano intermedio sorge un complesso funerario non ancora scavato, ipoteticamente databile all’età del Bronzo. I due allineamenti di stele sono posizionati nel punto in cui il ruscello di Hartashen, che scende dalle montagne a est, si apre verso il fondovalle. Le file di stele si dispongono perpendicolarmente al corso d’acqua, quasi a chiudere questo sbocco naturale e sposandone i rilievi naturali.

Come molti altri siti megalitici i due complessi armeni in questione vengono solitamente datati, da archeologi e non, al Neolitico, senza alcuna prova documentaria nonostante la loro associazione con tombe dell’età del Bronzo sia evidente. Allineamenti di stele di questo tipo sono inoltre interpretati come strutture connesse all’osservazione e al reperimento dei movimenti degli astri se non, addirittura, come “osservatori astronomici”. Karahunj viene infatti chiamato da alcuni, infelicemente, la Stonehenge d’Armenia… con evidente tentativo di richiamo turistico.

I recenti indirizzi della ricerca scientifica condotti soprattutto dai francesi e in particolare dalla equipe che fa capo all’archeologo Serge Cassen dell’Università di Nantes, stanno invece letteralmente scardinando questi obsoleti cliché, sovente privi di sostegno documentario oggettivo. Questa ricerca contemporanea si basa sui dati provenienti dagli scavi eseguiti nel terreno antistante ai megaliti, fa uso delle più moderne tecniche di documentazione informatizzata per comprendere la collocazione nello spazio dei monumenti megalitici, anche ad ampio raggio, individuandone le intime connessioni con la topografia, i rilievi, i fiumi e gli elementi naturali e apre lo sguardo sul fenomeno megalitico attraverso lo studio di contesti geografici e culturali a raggio mondiale, operando comparazioni etnografiche presso culture che hanno prodotto megaliti sino all’età attuale. Il quadro che si evince da questi recenti studi apre prospettive inusitate che mettono in relazione gli allineamenti di stele, come quelli famosissimi di Carnac in Bretagna, ai concetti di delimitazione dello spazio, di siti di passaggio, di soglia fisica (tra elementi del paesaggio, geografici) e simbolica (tra “mondi” diversi, spirituali e/o magici, dei defunti e dei viventi), di luoghi pervasi dal mito e dalle proiezioni mentali che ne conseguono. Il grande impegno devoluto da queste società per erigere tali complessi megalitici è dunque intimamente legato al territorio, alla sua appropriazione da parte delle medesime comunità e alle sue diverse componenti (mare, costa, terre interne, montagne, fiumi, vallate, punti cardinali ecc.) che si caricano di un valore allo stesso tempo fisico e mentale, concretizzato dalle file di inamovibili, insormontabili ed impressionanti monoliti.

La conferenza è promossa dall’Associazione Amici del Museo di Antichità di Torino - ONLUS.

Info

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10122 TORINO

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