31/12/2018
Tutto il giorno

Attraverso il restauro e la futura apertura al pubblico di tutte le aree, oggi i Musei Reali intendono valorizzare i Giardini quale luogo di arte, natura e storia, nonché tessuto connettivo tra il Palazzo e la città. Il restauro dei vasi e delle casse rientra nel più ampio progetto dei Musei di restituire questo spazio verde alla città, rinnovando l’antico splendore con una nota di modernità e attualità: verranno infatti realizzati nuovi vasi e casse che, riproducendo fedelmente quelli storici, ospiteranno fiori, piante e il nuovo sistema di illuminazione scenografica.

Con una donazione, oggi si può contribuire al restauro dei vasi e delle casse dei Giardini Reali. Ad ogni contributo corrisponderà una differente ricompensa accompagnata da un disegno dei Giardini con la segnalazione della precisa posizione del vaso o della cassa finanziati.

 

COME DONARE

Vai sul sito artbonus.gov.it e seleziona il progetto GIARDINI REALI: ADOTTA UN VASO. L’Art bonus consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.

Donazioni e ricompense

1. Donazione da  € 50: visita guidata nei Giardini

2. Donazione da  € 200: stampa storica dei Giardini

3. Donazione da  € 500: stampa storica dei Giardini e pubblicazione di Paolo Cornaglia dedicata alla storia dei Giardini Reali

4. Donazione da  € 2.000 (costo di un intero vaso): apposizione targhetta con nome del donatore sul vaso

5. Donazione da  € 4.000 (costo di un’intera cassa): apposizione targhetta con nome del donatore sulla cassa

 

I vasi dei Giardini Reali attraverso i secoli

A partire dal Cinquecento e fino al Novecento, la storia dei Giardini Reali riunisce aneddoti e curiosità che permettono di scoprire l’evoluzione della città e i cambiamenti di gusto e di abitudini della Corte. Inizialmente, i Giardini del Palazzo erano “all’italiana”, abbelliti da fontane, giochi d’acqua, sculture mitologiche e piante di profumatissimi agrumi disseminati ovunque.

Con l’arrivo a corte di Cristina di Francia, prima Madama Reale, i Giardini si trasformano secondo il gusto francese: su modello della Reggia di Versailles, tra Seicento e Settecento, si amplia il settore lungo il fianco orientale di Palazzo Reale e si aggiungono fontane, statue in marmo, aiuole fiorite di rose, narcisi, gelsomini e bossi, piante da frutto, agrumi e vasi di fiori.

Nell’Ottocento i Giardini sono ancora simbolo della magnificenza di Palazzo Reale e impegnano importanti architetti e progettisti nei lavori di allestimento.

Fin dalla nascita dei Giardini Reali, il più importante elemento simbolico vegetale è l’agrume. Ogni pianta è ospitata in una cassa quadrata, di diverse dimensioni – piccola, mezzana e grande – fino a un massimo di 130 centimetri per lato, realizzata in legno di rovere con struttura angolare in metallo e apribile su uno dei fianchi per permettere l’aggiunta di terra nuova. Nei secoli scorsi, all’arrivo dei freddi inverni torinesi, pesanti carri trainati da buoi trasportavano le casse all’interno delle citroniere, serre costruite appositamente in diverse aree dei Giardini. La prima citroniera di cui si ha documentazione risale al XVII secolo, posizionata nel giardino di San Lorenzo, a nord del Duomo. Nel 1751 viene spostata al piano terra dell’attuale Archivio di Stato, progettato da Filippo Juvarra. Nel secolo successivo, ritroviamo le serre nell’area del Bastion Verde e dal Novecento nel Giardino basso, dove ancora oggi si trova la grande Citroniera, un tempo chiamata Orangerie.

Così come cambia l’architettura dei Giardini, si modificano anche i vasi e le casse sia per forma che per materiale. La loro importanza è testimoniata dai numeri citati negli inventari: nel 1665 l’inventario di Palazzo Reale riporta 530 casse di agrumi, mentre nel 1850 si contano 153 vasi e 182 casse. Alla fine dell’Ottocento vengono commissionati, ora alla Fonderia Colla, ora alla Fonderia Ballada e Rondini, vasi in ghisa con manici da entrambi i lati e con lo stemma reale. Al contempo, gli stessi vasi sono utilizzati anche nelle altre residenze sabaude e richiesti come modello per i giardini della Villa reale di Monza. Il valore decorativo di questi arredi da giardino è tale che si usano anche all’interno delle sale in occasione di particolari festeggiamenti. Nel 1837, per le celebrazioni legate alle nozze della Principessa di Carignano, nelle stanze di Palazzo Reale si ritrovano le casse, illuminate in notturna.