17/10/2018 - 12/12/2018
17:30 - 18:30

Calendario conferenze promosse dall’Associazione Amici del museo di Antichità

Ingresso libero e gratuito da Corso Regina Margherita 105

 

Mercoledì 17 ottobre

Anna Maria Marras, I Savoia, l’archeologia, la Sardegna

La nascita dell’archeologia in Sardegna è strettamente legata ai Savoia. La storia del museo archeologico nazionale di Cagliari risale al 1800, quando il Viceré Carlo Felice, accogliendo la proposta dell’avvocato Lodovico Baylle, il qual già nel 1790 domandava al ministro Graneri ” La Sardegna che vanta due floride Università perché non avrà un museo di antichità e di storia naturale?”, fece allestire in una sala del palazzo Viceregio il Gabinetto di Archeologia e Storia naturale. La cura delle collezioni venne affidata al Cavaliere tedesco Leonardo de Prunner, che si occupò anche dell’ampliamento. Il Museo, concepito secondo i criteri dell’epoca come wunderkammer dove collezionare oggetti di pregio senza seguire precisi intenti scientifici, grazie al grande lavoro di raccolta di Baylle e de Prunner si arricchiva costantemente di oggetti di antichità, minerali e animali, e nel 1802 venne, evento straordinario per l’epoca, aperto al pubblico.

 

Mercoledì 21 novembre

Marco Cima, Abitare la pietra. Indagine sui villaggi abbandonati del Canavese

Il caso di studio delle valli canavesane permette di evidenziare e spiegare un problema che si manifesta in tutto l’arco alpino, puntando a fornire chiavi di lettura del fenomeno e proporre strumenti, anche normativi, in grado di salvare, almeno in parte, l’immenso patrimonio monumentale e demo-etno-antropologico che giace abbandonato nelle aree marginali del nostro paese in seguito al pesante spopolamento delle campagne registrato nella seconda metà del XX secolo, al fine di trasmetterlo alle generazioni future. In questi ambienti, non toccati dallo sviluppo edilizio forsennato del Secondo Dopoguerra, è spesso possibile individuare sistemi insediativi con stratificazioni profonde che giungono sino al Medioevo e identificare le differenti presenze che hanno contribuito a insediare l’ambiente, a partire da quella rurale dei villici che hanno dissodato, a quella signorile che ha impostato sfruttamenti estensivi dei fondi, fino a quella religiosa e monastica.

 

Mercoledì 12 dicembre

Sandro Caranzano, La matematica del Principe. Augusto e la conquista delle Alpi. Nuove ricerche sull’architettura romana

La conquista della regione alpina attuata da Ottaviano Augusto riunì, di fatto, geograficamente la Gallia conquistata da Giulio Cesare e l’Italia romana. Recenti studi sembrano dimostrare che l’evento fu subito seguito dalla creazione di una rete viaria in grande scala e di una serie di monumenti pianificati secondo una ‘ambiziosa’ visione d’insieme. Gli architetti e gli urbanisti dell’antichità conoscevano bene i principi della matematica e della geometria ellenistica, mentre la Disciplina augurale necessaria per la fondazione delle città con rito etrusco si intrecciava sempre più con gli studi di astronomia/astrologia. Oltre all’orientamento sacrale di colonie come Aosta, Torino, Lione e Colonia, le moderne rilevazioni mostrano che molti edifici (in particolare gli archi onorari) si relazionavano scenograficamente con le Alpi al fine di veicolare messaggi molto potenti, che ci aiutano a ricostruire i tempi e i modi della romanizzazione del Piemonte.