23/03/2019 - 24/03/2019
10:00 - 18:00

Partenza del percorso da Palazzo Chiablese, in piazza San Giovanni 2, uscita da Piazzetta Mollino.

Ultimo ingresso ore 17
Contributo volontario suggerito a partire da: € 3,00
Si ricorda che non sono ammesse borse e zaini

Una “città in forma di palazzo”: così nel 1753 Giovanni Gaspare Craveri definiva parte di quello che noi oggi conosciamo come i Musei Reali di Torino, nella sua Guida della Augusta Città di Torino, destinata ai forestieri in visita alla capitale del Regno. Il 23 e 24 marzo 2019, con la visita guidata la Passeggiata del re, si ripropone l’unitarietà originaria del Palazzo Reale dell’epoca, in un inedito percorso attraverso i luoghi simbolo della dinastia sabauda a Torino. L’apertura è realizzata in collaborazione con il FAI in occasione delle Giornate FAI di Primavera 2019.

Le suddivisioni amministrative seguite alla fine della monarchia hanno fatto dimenticare l’articolata connotazione del complesso palatino ma, attraverso passaggi interni, un tempo il sovrano poteva andare dalla Chiesa di San Lorenzo sino alla Cavallerizza Reale senza mai uscire dal complesso: un percorso attraverso appartamenti dorati, severi uffici, luoghi sacri e di loisir che componevano il grande centro residenziale e amministrativo sabaudo.

Storicamente, infatti, il complesso si estendeva a ponente anche alla Chiesa di San Lorenzo con il contiguo Palazzo Chiablese, mentre a levante comprendeva la Galleria Beaumont (dove sono collocate l’Armeria e la Biblioteca Reale), le Segreterie di Stato (oggi sede della Prefettura e della Sala Consiliare della Provincia di Torino), i Regi Archivi (l’attuale Archivio di Stato con ingresso dalla piazzetta Carlo Mollino) e il Teatro Regio (distrutto da un incendio nel 1938 e ricostruito nel 1971 da Carlo Mollino conservando la facciata superstite su piazza Castello). Proseguendo in direzione del Po, la compagine originaria di Palazzo Reale si estendeva sino alla settecentesca Cavallerizza, alle Scuderie Reali e infine alla Zecca, entrambe sull’odierna via Verdi, un tempo denominata appunto Contrada della Zecca.

IL PERCORSO. La nostra passeggiata inizia a Palazzo Chiablese, dal 1954 sede della Soprintendenza alle Belle Arti del Piemonte occidentale, che costituisce la quinta della Piazzetta Reale, dove confina con la Chiesa di San Lorenzo realizzata da Guarino Guarini nella seconda metà del XVII; la facciata principale si affaccia sulla piazza San Giovanni ed è realizzata in forme estremamente sobrie e lineari, al contrario degli interni sfarzosi e ricercati.

Attraversate le sale settecentesche si arriva al grande scalone di Palazzo Reale: è l’accesso monumentale al Palazzo. Fu commissionato dal re Vittorio Emanuele II all’architetto Domenico Ferri nel 1861, all’indomani dell’Unità d’Italia, quando per i Savoia si prospettava un ruolo nazionale con Torino capitale del nuovo regno. È un’architettura di gusto eclettico, con una decorazione ispirata a modelli barocchi. Si entra nel grande salone delle Guardie Svizzere, si attraversano numerose sale fastose tra cui quella del trono per giungere nella Galleria Beaumont che prende il nome dal pittore di corte incaricato di dipingerne la volta che accoglie la raccolta di armi e armature. L’Armeria, aperta al pubblico nel 1837 è una delle istituzioni culturali che Carlo Alberto promuove insieme alla quadreria di Palazzo Madama, futura Galleria Sabauda, l’Accademia Albertina e la Biblioteca Reale. Al termine lo scalone alfieriano che collega gli appartamenti reali con le costruzioni destinate alle Segreterie di Stato, agli Archivi di Corte e al Teatro.

Il Palazzo delle Segreterie era destinato ad accogliere le funzioni amministrative. Il primo progetto si deve ad Amedeo di Castellamonte ed è contenuto nelle tavole del Theatrum Sabaudiae (1682). Il cantiere fu però interrotto nel 1675, quindi poco dopo l’avvio delle fondazioni. Quasi mezzo secolo dopo, nel 1731, Filippo Juvarra riprende i lavori adeguando il piano distributivo e il disegno architettonico alla committenza di Vittorio Amedeo II a seguito dell’istituzione delle Segreterie che costituivano il vertice dell’apparato centrale di governo del sovrano. La realizzazione va a rilento, le frequenti assenze da Torino per Madrid rallentano il cantiere, che alla morte dell’architetto, nel 1736, si interrompe. Solo nel 1738 il nuovo architetto regio Benedetto Alfieri assume la direzione della fabbrica, lavorando in continuità col suo predecessore. La destinazione ministeriale, amministrativa del palazzo rimane tale anche durante la dominazione francese, cosi come durante la restaurazione e nell’epopea risorgimentale.  Dopo l’Unità d’Italia e il trasferimento della capitale nazionale a Firenze, nel 1866, il Palazzo delle Segreterie diviene sede della Prefettura. La Galleria è un lungo ambiente di raccordo tra la Galleria Beaumont e gli Archivi di Corte, affacciata sui Giardini Reali; già presente nei disegni juvarriani, venne realizzata da Benedetto Alfieri tra il 1738 e il 1756. La decorazione della volta risale alla stagione del rinnovamento carloalbertino dei reali palazzi, rinnovamento affidato al bolognese Pelagio Palagi.

Dalla Galleria si passa all’aula provinciale.  Nel 1864 Torino non è più capitale. Le Segreterie come erano state concepite perdono le loro ragioni di essere. Gli intendenti che dal 1700 erano la lunga mano del governo nelle province vengono sostituiti dai Prefetti ai quali viene collegato un consiglio provinciale per il quale nel 1887 si decide la costruzione di una sala per le riunioni di ben 133,92 mq. L’aula è un’interessantissima espressione di quei modelli eclettici propri del periodo umbertino, momento storico in cui si era alla ricerca di un modo di fare arte e architettura che caratterizzasse l’italianità come tradizione culturale.

Dall’aula provinciale si arriva all’Archivio di Stato le cui sale furono concepite dallo Juvarra per conservare i documenti dell’Archivio di Corte. Juvarra pensò a una serie di stanze, tutte uguali tra loro, circondate dalle «guardarobe», che ancora oggi ospitano i documenti dell’Archivio di Corte. Originariamente i Regi Archivi erano uno dei luoghi più segreti dello Stato sabaudo: potevano accedervi solo il re, i suoi ministri e gli archivisti. Questo perché i documenti conservati non dovevano servire ai «sudditi» per scopi culturali e di ricerca (il concetto di archivio come bene culturale si affermò solo nella seconda metà del XIX secolo), ma rivestivano la funzione, per il re e i suoi ministri, di strumento di governo: conoscere, mediante i documenti, il passato, per meglio governare nel presente e progettare con successo il futuro. La sezione Corte dell’Archivio di Stato di Torino conserva oggi circa 25 Km lineari di documenti: il restante patrimonio è conservato dalle Sezioni Riunite di Via Piave 21. Il numero di documenti conservati cresce ancora: l’Archivio di Stato continua a ricevere, in dono, deposito o acquisto, archivi di famiglie, persone, Enti privati come ad esempio ditte ed industrie, archivi degli Uffici Pubblici.

La Passeggiata del re si conclude con lo scalone juvarriano, antica via di accesso e di uscita dalle sale dell’Archivio di Corte.