16/03/2016 - 15/06/2016
17:30 - 20:30

Ciclo di conferenze al Museo Archeologico promosso dall’Associazione Amici del Museo di Antichità
Programma marzo-giugno 2016

Mercoledì 16 marzo, ore 17.30
Paolo de Vingo – Le “Invasioni barbariche”: i contatti con le popolazioni germaniche e i Popoli delle Steppe e i loro effetti sul mondo tardoromano e bizantino
Per il continente europeo un ruolo particolare negli avvenimenti che si verificarono durante il passaggio dal tardoantico al primo altomedioevo deve essere riconosciuto agli abitanti delle steppe sul Mar Nero e nelle vicine pianure euro-asiatiche. Queste popolazioni erano connotate non soltanto da peculiari condizioni di esistenza e da diversi modelli di cultura, anche se naturalmente ebbero fondamentale importanza il carattere pastorale della loro economia e i continui spostamenti con ciò connessi. La steppa era anche una grande via di collegamento che facilitava i contatti con nomadi stanziati oltre il corso meridionale del Volga e del fiume Ural, negli estesi territori delle aree asiatiche centrali, fino al confine con la Cina. Alla metà del V secolo si verificò un indebolimento generalizzato delle frontiere romane che non riuscirono più a contenere lo spostamento di tutte le tribù che vivevano stabilmente lungo il confine occidentale. Nonostante la crisi sviluppata dal movimento migratorio, le società rimaste oltre le antiche frontiere imperiali non si trovarono però emarginate rispetto a questi fenomeni: caduto il limes, più facili furono i contatti reciproci, e più vasta la trasmissione di modelli culturali sconosciuti. Furono processi assai compositi, sul corso dei quali esercitarono una forte influenza sia le condizioni geografiche ed economiche sia le tradizioni locali dei diversi popoli e le loro parentele etniche. Paolo de Vingo è Professore associato di Archeologia cristiana e medievale presso il Dipartimento di Studi Storici, Corso di laurea magistrale in Archeologia e Storia antica della Università di Torino. Tiene numerosi insegnamenti tra cui quello di Archeologia dei popoli nomadi nel Medioevo.

Mercoledì 13 aprile, ore 17.30
Elisabetta Starnini – Archeologia delle migrazioni: evidenze dalla preistoria
Da quando i primi ominidi conquistarono la statura eretta e l’andatura bipede, cominciarono ad esplorare il mondo che li circondava. L’uomo è un essere curioso che, partendo dalla sua culla africana, si è distribuito in tutto il pianeta, colonizzando nel corso del tempo tutti i continenti e gli ecosistemi. Vedremo quali sono gli indizi e le evidenze fornite dall’archeologia preistorica e dalla scienza biomolecolare per ricostruire questi movimenti che vengono definiti, a seconda dei periodi e delle causali, colonizzazioni, esplorazioni, esodi o migrazioni. Elisabetta Starnini è Funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia della Liguria, ed è stata direttore del Museo Preistorico Nazionale dei Balzi Rossi (Ventimiglia-IM). È professore a contratto di Preistoria e Protostoria presso la Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Torino

Mercoledì 11 maggio, ore 17.30
Giacomo Giacobini – L’evoluzione umana, una storia di migrazioni
Quando, circa 2.5 milioni di anni fa, con la specie Homo habilis compare il genere Homo, l’evoluzione biologica sempre più interagisce con caratteristiche comportamentali. La capacità di costruire strumenti litici consente un più efficace sfruttamento delle carcasse animali, facilitando e favorendo gli spostamenti di popolazioni. Inizia così la storia di un animale culturale con forte tendenza alla migrazione. Tra 1.8 e 1.6 milioni di anni fa avviene una prima uscita dal continente di origine africano e vengono popolate le aree temperate calde di Europa e Asia, con lo sviluppo di forme locali, come i neandertaliani europei. Intorno a 200.000 anni fa in Africa si evolve l’uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens) che con una nuova ondata migratoria si espande al di fuori del continente di origine sovrapponendosi alle popolazioni europee e asiatiche già presenti. Giacomo Giacobini è Professore ordinario di Anatomia Umana e Presidente del Sistema Museale dell’Università di Torino. E’ stato Presidente dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici e dell’Associazione Italiana di Archeozoologia, e Segretario Generale della International Association for the Study of Human Paleontology. E’rappresentante dell’Italia nel Comité de Perfectionnement dell’Institut de Paléontologie Humaine di Parigi (Fondation Albert 1er, Prince de Monaco).

Mercoledì 15 giugno, ore 17.30
Stefano De Martino – I “Popoli del mare”: spostamenti di popolazioni e crisi degli stati alla fine del II millennio a.C.
Tra la fine del 13° secolo a.C. e i primi decenni del 12° secolo tutte le regioni del Mediterraneo orientale entrano in una fase di grave crisi politica, economica, sociale e culturale. Essa non si genera all’improvviso, ma è la conseguenza di fattori strutturali intrinsechi alle entità politiche egee e vicino orientali, quali una gestione amministrativa fortemente centralizzata, un eccessivo peso fiscale, campagne militari continue che impegnavano gran parte della popolazione maschile, mancanza di mano d’opera, disaffezione verso lo stato.
I potentati micenei sono i primi a manifestare i sintomi di questa difficile congiuntura politica e della recessione economica. Una parte della popolazione, sia coloro che si trovavano in una situazione di indigenza, sia quelli che non avevano più possibilità di emergere a livello economico e sociale, si spostano verso oriente alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Le fonti egiziane del tempo menzionano i nomi dei diversi gruppi di genti in spostamento verso est, ma nel loro complesso essi vengono chiamati “Popoli del Mare”. Il faraone Ramses III arresta l’avanzata di queste popolazioni, fermandole alle porte dell’Egitto. In concomitanza con tali eventi il regno ittita di Hatti e molti dei potentati siriani e levantini collassano. Le fonti scritte e le evidenze archeologiche documentano sbarchi, assalti e distruzioni in molti centri costieri. Resta ancora da chiarire se i “Popoli del Mare” siano i diretti responsabili di tutti questi accadimenti, oppure se siano le vittime di una più complessa e globale crisi che aveva investito gran parte del mondo antico. La scomparsa del regno ittita e del sistema di controllo ittita ed egiziano sul Levante determina la nascita di nuove entità politiche che presentano aspetti e caratteri molto diversi da quelli delle realtà politiche dell’età precedente. Stefano de Martino è Professore ordinario sul settore scientifico disciplinare “Anatolistica” presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, tiene gli insegnamenti di Ittitologia e di Civiltà dell’Anatolia preclassica. E’ coordinatore del Dottorato in Storia del Patrimonio Artistico e Archeologico, Università di Torino e direttore della Scuola Dottorale di Studi Umanistici. E’ inoltre Direttore Scientifico del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia e si occupa del riallestimento del Museo Archeologico di Baghdad.