08/03/2019 - 31/05/2019
Tutto il giorno

Per la Festa della Donna, i Musei Reali propongono un itinerario attraverso la creatività al femminile. Dodici pittrici e cinque secoli di storia, dal Manierismo alle avanguardie del Novecento. Donne che costruiscono la propria indipendenza grazie alla capacità di esercitare un mestiere e grazie alla qualità delle loro creazioni. Donne con un destino raro e speciale; donne che viaggiano, trattano con i potenti del mondo, interpretandone i gusti, le ambizioni e i pensieri.

Tra le più grandi e celebrate, 

Sofonisba Anguissola (Cremona 1532 – Palermo 1625). Incoraggiata dal padre allo studio della pittura, si era specializzata nella ritrattistica divenendo pittrice di corte per Filippo II di Spagna, ruolo in seguito ricoperto dal celebre Antoon Van Dyck che dichiarò la sua ammirazione per Sofonisba, da lui conosciuta a Palermo presso la corte del viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia. Van Dyck la ritrasse, ormai anziana e quasi cieca, in un dipinto che si conserva alla Galleria Sabauda e ora esposto nella mostra “Van Dyck. Pittore di corte” insieme al ritratto dell’Infanta Clara Eugenia eseguito dall’Anguissola. Il ritratto, spesso realizzato a tempera su pergamena, fu uno dei generi prediletti anche da Giovanna Garzoni (Ascoli Piceno 1600 – Roma 1670), autrice apprezzata soprattutto per la raffinatezza delle sue nature morte, affascinanti anche per l’attenzione estrema al dato di realtà. Fu attiva alla corte sabauda e a lei si devono due suggestivi ritratti su pergamena dei duchi Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I. Fu a Firenze e a Roma, dove fece parte dell’Accademia di San Luca, riconoscimento assai raro per una donna

Diversa e lontana dalle corti è la carriera di Maddalena Orsola Caccia (Moncalvo, 1596-1676), monaca presso il convento di Moncalvo insieme alle sue tre sorelle e, al contempo, abile pittrice in grado di coadiuvare l’attività del padre Guglielmo. Nei depositi della Galleria Sabauda si conserva una tela raffigurante Santa Cecilia dipinta da Orsola che, affiancata dalla sorella Francesca, ereditò la bottega paterna e fu autrice di opere devozionali e pale d’altare. Nel Piemonte del Settecento si distingue invece la figura di Giovanna Maria Battista Clementi, detta la Clementina (Torino, 1692? – 1761). Ritrattista della nobiltà torinese e di Casa Savoia, eseguì numerose opere spesso replicate per essere spedite in dono a diverse corti d’Italia e d’Europa. Figlia di un chirurgo, la Clementina prese il suo nome dal cognome del marito, si perfezionò studiando le opere già presenti nelle collezioni sabaude e conobbe il pittore svedese Martin van Meytens, da cui rimase influenzata. Madre di dieci figli, ritrasse con grande realismo e cura nei dettagli Carlo Emanuele III re di Sardegna, nella Galleria Sabauda, Vittorio Amedeo II, Polissena d’Assia Rheinfels e Anna Cristina di Sulzbach, nella Sala del Caffè di Palazzo Reale. Nello stesso ambiente, un tempo chiamato Camera del Circolo, Anna Caterina Gili (attiva tra 1729 e 1751) realizzò gli ornati a fiori che decorano porte e boiseries. Stilisticamente vicina al pittore Michele Antonio Rapous, lavorò anche in altre sale della residenza torinese e per la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Nel Settecento, le ritrattiste acquisirono buona fama in tutta Europa, ricevendo numerosi incarichi. La più grande e celebrata è Rosalba Carriera (Venezia 1675 – 1757) che iniziò dipingendo tabacchiere e miniature su avorio e divenne rapidamente un’acclamata ritrattista, riconosciuta a livello europeo. La sua capacità di cogliere realisticamente i soggetti e l’abilità nell’uso del pastello si possono ritrovare nel Ritratto di donna esposto nella Galleria Sabauda.

Angelika Kauffmann (Coira, Grigioni, 1741 – Roma 1807), di cui la Galleria Sabauda custodisce la Sibilla che legge e la Sibilla che si svela seguì le orme del padre che la portò, giovanissima, in Italia dove ebbe modo di studiare e copiare dal vero le opere dei grandi artisti. Amica del Winkelmann e di Goethe, grazie all’ottima formazione ricevuta dalla madre, Angelika si inserì perfettamente nel fervido contesto culturale del Grand Tour e fu autrice di soggetti storici. Pittrice per eccellenza è la talentuosa Marie-Louise Elisabeth Vigée Le Brun (Parigi, 1755 – Louveciennes, 1842), allieva del padre, dama di corte e artista fecondissima. Favorita di Maria Antonietta, riscosse in vita un grandissimo successo e durante la rivoluzione francese lasciò Parigi per raggiungere Vienna, Londra, San Pietroburgo e l’Italia. Di passaggio a Torino nel 1789 e poi nel 1792, la pittrice fu ospite dell’amico e incisore Carlo Antonio Porporati che omaggiò eseguendo il ritratto della figlia, Margherita, oggi in Galleria Sabauda.

Un delicato autoritratto su carta ci permette di conoscere Sofia Giordano Clerc (Torino, 1779 –1829), allieva di Pietro Giacomo Palmieri, che a Roma frequentò la scuola di miniatura e pastello diretta dalla signora Theresa Mengs Maron che Sofia ritrasse in un piccolo dipinto custodito nei nostri depositi insieme a diversi altri ritratti (Federico Allason; Matilde Allason; il principe Anton van Demaron e Scipione Giordano). Nell’Ottocento è attiva per il Palazzo Reale anche Emma Biscarra (Torino, 1863 – 1901) che, nell’Appartamento di Madama Felicita a piano terreno, eseguì delicati acquerelli su carta, protetti da vetri e inseriti in armadi e boiseries. I fiori, da lei dipinti tra 1896 e 1900, ornano la sala da bagno che fu allestita all’epoca di Maria Letizia Napoleone, che abitò le stanze dal 1890. Questa delicata pittrice, figlia di Carlo Felice Biscarra e della miniaturista Antonietta Alessio, espose più volte alla Promotrice delle Belle Arti di Torino e si specializzò in fiori e frutta.

Il Novecento è rappresentato nelle collezioni dei Musei Reali da Cesarina Gualino (Casale Monferrato, 1890 – Roma, 1992), autrice di una moderna Veduta di Portofino, e dalla figura estroversa di Carol Rama. Cesarina, moglie dell’imprenditore e collezionista Riccardo Gualino, fu un’importante mecenate, coltivò la passione per la danza, fu al centro di un attivo cenacolo culturale e si dedicò a nature morte e paesaggi, partecipando a Biennali e QuadriennaliLa torinese Carol Rama (Torino, 1918-2015), legata da profonda amicizia a personaggi di spicco come Edoardo Sanguineti, Carlo Mollino, Eugenio Montale e Albino Galvano, fu inizialmente influenzata dall’opera di Felice Casorati e dipinse fin da giovanissima come autodidatta, sperimentando per tutta la sua vita tecniche, stili e materiali diversi. Pittura 718, opera del 1954, è stata recentemente acquisita dallo Stato italiano ed è entrata a far parte delle collezioni conservate in Galleria Sabauda. Si tratta di una tela che risale al periodo in cui la pittrice si unì al gruppo astrattista del MAC – Movimento Arte Concreta, fondato a Milano alla fine del 1948 da Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari e Atanasio Soldati.