26/01/2017
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Dopo cinquanta anni di assenza, l’armatura giapponese B.53 restaurata grazie al progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo rientra stabilmente ai Musei Reali di Torino
Kebikiasagiodoshihon-kozane do-maru: non si tratta di un gioco di parole, ma tradotta questa espressione significa “armatura composita del tipo do-maru a fettucce di seta azzurra”. Dopo il restauro realizzato grazie a Intesa Sanpaolo nell’ambito del programma di interventi per la tutela del patrimonio artistico nazionale Restituzioni, torna ai Musei Reali l’armatura B.53, una delle tre armature giapponesi complete entrate a far parte delle collezioni dell’Armeria Reale nell’Ottocento. Realizzata assemblando elementi databili tra il XV e il XVIII secolo, la suddetta armatura fu donata dall’imperatore del Giappone Meiji a Vittorio Emanuele II nel 1869, a tre anni dalla firma del trattato di amicizia e commercio tra il Regno d’Italia e l’Impero giapponese, ratificato a Edo, l’odierna Tokyo. Nel catalogo dell’Armeria del 1890 l’armatura, identificata col numero B.53, era descritta come “guerriero giapponese, a piedi, armato di tutto punto” e così essa è riprodotta nell’album fotografico nel 1898.
Come al tempo della sua esposizione in Armeria alla fine dell’Ottocento, l’armatura è presentata in piedi (su un nuovo supporto realizzato ad hoc) insieme all’indispensabile corredo del samurai, la spada lunga o katana, identificata con l’anima stessa del proprietario, simbolo del suo onore e del suo ruolo sociale.
L’armatura è del tipo dō-maru, apparato difensivo leggero utilizzato per lo scontro a piedi. Le diverse parti (elmo, maschera, corazza con spallacci, bracciali, scarsella, cosciali, schinieri, pantaloni e calzature) sono caratteristiche della tradizione militare giapponese tra XII e XIX secolo e rispondono alla necessità di garantire a un tempo resistenza, impermeabilità ed elasticità. La libertà di movimento consentita dalle file di lamelle in cuoio o metallo laccato e dorato (kozane), unite tra loro da fettucce di seta azzurra e arancio (odoshi), contrappone la struttura di quest’armatura a quella decisamente più rigida delle coeve armature occidentali, conferendole un senso di leggerezza e di raffinata eleganza.
La cura e la ricchezza della realizzazione, la scelta dei materiali impiegati (acciaio, oro, argento, rame, legno policromo, lacca, cuoio, pelle, seta, canapa) e le peculiari scelte cromatiche indicano la destinazione a un personaggio di rango elevato.
Il restauro della complessa armatura, costituita da materiali eterogenei, è stato possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo nell’ambito della diciassettesima edizione di Restituzioni, il programma biennale di interventi per la salvaguardia e la tutela del patrimonio artistico nazionale. L’armatura è già stata presentata nel corso del 2016 presso le Gallerie d’Italia di Milano in occasione della mostra La bellezza ritrovata. Non più esposta in Armeria da quasi cinquant’anni, dopo il restauro l’armatura torna nella sala della Rotonda in una nuova vetrina appositamente realizzata per garantirne la conservazione e la fruizione da parte dei visitatori dei Musei Reali.
L’esposizione dell’armatura B.53 restaurata è inserita tra gli eventi delle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, avviate con il Trattato di Amicizia e di Commercio firmato il 25 agosto 1866.