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Busto di Minerva

Ambito romano

Il busto è frutto della rilavorazione e dell’unione di elementi antichi di età romana repubblicana (testa) in età rinascimentale (busto ed elmo).
L’originaria scultura doveva appartenere a un acrolito, ossia un particolare tipo di statua, prevalentemente cultuale, con la testa e gli arti in marmo fissati a un’impalcatura lignea rivestita di stoffe o di lamine metalliche. Sulla base di particolari caratteristiche tecniche e precisi aspetti stilistici, in cui l’impronta classicista è influenzata dagli sviluppi dell’arte ellenistica, è possibile ipotizzare che il busto sia stato realizzato in una delle botteghe di scultori ateniesi che lavoravano per le classi agiate nella Roma di età repubblicana.
Le aggiunte rinascimentali sono invece state realizzate con estrema maestria rilavorando parti antiche di altre statue in marmi greci, probabilmente da Tommaso Della Porta il Vecchio, che già Giorgio Vasari, architetto e storico dell’arte della Firenze rinascimentale, considerava il più valente “imitatore della cose antiche”.
Il busto giunge nelle collezioni sabaude molto precocemente, tra fine Cinquecento e inizio Seicento, e fu collocato, in quanto rappresentazione della dea della sapienza e delle arti, in posizione dominante nella Grande Galleria del palazzo ducale a Torino: qui il duca Carlo Emanuele I di Savoia aveva infatti raccolto la sua ricca biblioteca e la sua preziosa collezione d’arte e di antichità.

Datazione
Metà del II secolo a.C. circa (acrolito); XVI secolo, ante 1566 (busto ed elmo)
Oggetto
Statua
Materia e tecnica
Marmo greco
Dove si trova
Galleria Sabauda - primo piano
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