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Eros dormiente

Ambito romano

Eros bambino è raffigurato nudo addormentato su una roccia, il braccio sinistro piegato sotto la testa, il destro appoggiato sull’impugnatura della clava, distintiva di Eracle. Le grandi ali caratteristiche del dio dell’amore seguono il dorso fino alle gambe, leggermente piegate e incrociate all’altezza delle caviglie. Il corpo appoggia sulla leontè, la pelle del leone Nemeo trofeo della prima fatica di Eracle che riveste anche la testa: dalle fauci spalancate sfuggono alcuni riccioli che incorniciano la fronte e le tempie.
Il marmo è solcato da incisioni che simulano linee di frattura e falsa è anche la mutilazione delle dita di un piede, probabilmente creata non per contraffare ma per imitare l’antico, forse in analogia con un originale perduto.
La scultura è stata variamente datata a età adrianea-antonina, da copia di un originale greco tardoellenistico, oppure a età rinascimentale, epoca a cui ora correttamente si riconduce.
L’identificazione con il perduto Cupido scolpito intorno al 1496 da Michelangelo e venduto come antico ha avuto poco seguito. Più probabile l’attribuzione a Tommaso della Porta e la sua acquisizione di recente ipotizzata dalla collezione di Girolamo Garimberti, venduta al duca Carlo Emanuele I di Savoia nel 1583, e comprendente ben due amori dormienti, acquistati proprio da Tommaso della Porta. Tra le numerose statue di analogo soggetto, antiche o moderne, elencate nell’inventario del 1631, nessuna corrisponde esattamente per dimensioni, ma questa potrebbe riconoscersi nell’“(Amore) che dorme pur moderno involto in pelle di leone long.a on. 18” o nell’“Amor che dorme sopra la pelle del Leone long.a pal.i 3”.

Datazione
Prima metà del XVI secolo
Oggetto
Statua
Materia e tecnica
Marmo lunense
Dove si trova
Galleria Sabauda - primo piano
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