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Mosaico di Orfeo

Ambito romano

L’eccezionale mosaico dalla viva policromia raffigurante il mito di Orfeo che con la sua musica ammansisce le fiere fu ritrovato nel 1762 a Cagliari, in un’area identificabile con un quartiere della città romana di Karales, sorto alla fine del I secolo a.C. Il contadino Giovanni Saba lo trovò casualmente arando un suo terreno e verosimilmente fu lui stesso a venderlo, causandone lo smembramento in più parti per facilitarne il trasporto a Torino, allora capitale del Regno di Sardegna: del mosaico originale si conservano quindi oggi solo alcune porzioni. Nel grande riquadro centrale Orfeo a torso nudo, il capo coperto dal berretto frigio, appare intento a suonare la lira seduto su una roccia fiancheggiata da alberi. Attorno ruotavano numerosi animali raffigurati col dorso rivolto a Orfeo, secondo una disposizione, testimoniata in un disegno del 1803 del pittore Domenico Colombino, che doveva consentire a tutti i partecipanti al banchetto di godere di una favorevole visione del pavimento splendidamente decorato. Delle bestie rimangono poche figure: un cavallo in corsa, un capriolo chinato a brucare l’erba, e forse parte di un secondo in piedi. In ambito cristiano, l’immagine di Orfeo che ammansisce gli animali è utilizzata quale rappresentazione della potenza persuasiva della parola di Cristo.

Datazione
Seconda metà del III secolo d.C.
Provenienza
Cagliari, località Stampace
Oggetto
Mosaico pavimentale
Materia e tecnica
Mosaico policromo
Dove si trova
Museo di Antichità - Settore collezioni (visitabile su richiesta)
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