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Set di posate: coltello, forchetta e cucchiaino in argento

Giuseppe Gaia, Innocente Gaia, Giovanni Fino, Carlo Balbino, Lorenzo Capellaro

Tra il XVIII e il XIX secolo la drastica caduta del costo dell’argento fa abbandonare la produzione degli oggetti d’apparato e indirizzare la produzione su tipi seriali, processo che coinvolge anche l’arredo della tavola. Obbligati, dopo l’uragano napoleonico, a rifornirsi anche degli oggetti di uso più corrente, i Savoia conservano nei loro apparati soprattutto pezzi contrassegnati con monogramma e stemma di Carlo Felice. L’indirizzo predominante del gusto deriva da Londra, Parigi e Vienna. L’argenteria di Torino è esclusivamente eseguita da Borrani, dai Gaia, dai Balbino, divenuti mastri da fine Ottocento, e la contemporanea presenza di più orafi nell’esecuzione di uno stesso servizio era deputato a fronteggiare l’urgenza delle ordinazioni, anche per repliche e ampiamenti di numero. I Gaia, e Giuseppe in particolare, e Giuseppe Borrani sono gli artisti che meglio si distinguono per la qualità delle opere. Il modello è quello che viene definito “mauriziano”, con il cosiddetto disegno lobato sul davanti e sul retro. È da rilevare la forma appuntita del cucchiaio, tipica dell’Ottocento, diversamente da quella stondata in uso nel secolo precedente. Per la decorazione, la lastra metallica veniva sbalzata, ossia lavorata ottenendo la forma desiderata a seguito di percussioni con un martelletto sul retro, e poi rifinita con la cesellatura, mediante una punta in acciaio. Gli argentieri impressero i loro punzoni (iniziali del nome con un motivo ornamentale) e gli assaggiatori i marchi di garanzia a certificare il titolo del metallo; un’aquila incisa con lo stemma dei Savoia sanciva l’acquisto da parte della Real Casa.

Datazione
1803 - 1824
Oggetto
Posate
Materia e tecnica
Argento sbalzato, cesellato, dorato
Dove si trova
Palazzo Reale - primo piano - Appartamento di Rappresentanza, Sala da pranzo
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