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Statua di atleta

Ambito romano

La statua raffigura un atleta nell’atto di versare olio da un unguentario (aryballos), perduto con la rilavorazione della mano destra; la sinistra, nel modello originale doveva essere aperta a ricevere l’olio, nel restauro moderno impugna invece tre piccole sfere, forse frutti, adatti a suggerire un’identificazione come Ercole con i pomi d’oro sottratti dal giardino delle Esperidi. Nei magazzini del Museo di Antichità si conservano anche le gambe moderne, in marmo lunense. È una rielaborazione di età romana che mescola caratteristiche di due tipi greci di “atleti versatori d’olio” creati nel IV secolo a.C. Attestata da poche copie, è l’unica a conservare la testa antica, riattaccata e con alcune integrazioni ma pertinente.
Da tempo è riconosciuta come il “Giocolatore con palle in mano alto p(alm)i 7” venduto ai Savoia nel 1612 dagli eredi del banchiere Bindo Altoviti che vantava pezzi provenienti dalla Villa Adriana a Tivoli. L’ipotesi suggestiva di un’origine tiburtina dell’atleta di Torino è rafforzata dalla provenienza dalla cosiddetta Villa di Cynthia a Tivoli di due repliche dello stesso modello conservate ai Musei Vaticani. Nell’inventario del 1631 la statua è registrata tra i marmi che ornavano Viboccone, come “Adone ignudo, che minacia dar un pugno”: l’immagine del mitico cacciatore era evidentemente ritenuto un soggetto più adatto al tema venatorio del Casino di caccia.

Datazione
I secolo d.C. (testa, torso e braccio destro), età moderna (mano sinistra)
Provenienza
Tivoli (Roma)?
Oggetto
Statua
Materia e tecnica
Marmo docimio
Marmo lunense
Dove si trova
Galleria Sabauda - primo piano
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